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Bitcoin truffa con clone in Italia: come funziona il raggiro sulle criptovalute

Scoperta una maxi truffa su criptovalute e Bitcoin: indagini della Guardia di Finanza su pagine social e siti web

Una maxi truffa sul Bitcoin è stata scoperta in Italia, precisamente nel Nord Est, dalla Guardia di Finanza. Nell'ambito dell'inchiesta condotta dalle Fiamme Gialle si è proceduto al sequestro di ben 7 siti web e 93 pagine social. La truffa scoperta dalla Finanza ha individuato una rete di persone specializzate in raggiri sulle criptovalute. In pratica i truffatori, attraverso la loro flotta di siti web e pagine social, promettevano ad investitori in buona fede la possibilità di realizzare forti guadagni con il Bitcoin quasi come fosse un gioco.

Il fatto che la truffa sul Bitcoin sia stata scoperta in una fase in cui la quoazione BTC sembra volare non è casuale. Anche in passato, infatti, le truffe sul Bitcoin aumentavano in modo vistoso nel momento in cui BTCUSD era in piena fase rialzista. Tutto questo non stupisce. E' ovvio che nel momento in cui il prezzo del Bitcoin tende a salire, come avviene da alcune settimane, ci sia un incremento delle persone interessate ad investire. Trattandosi spesso di investitori alle prime armi, è inevitabile che i più inesperti finisca con l'essere le vittime ideali per queste  truffe che promettono guadagni facile con le criptovalute.

Bisognerebbe sempre avere presente che investire in criptovalute non è un gioco. Investire sul Bitcoin, comprare e vendere BTC, richiede una cerca conoscenza che solo l'esperienza è in grado di dare. Detto questo, come funzionava la truffa sul Bitcoin tutta italiana che è stata scoperta della Finanza?

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Secondo quanto accertato dagli inquirenti al centro della truffa vi erano sei promotori italiani coadiuvati nella loro azione dal legale rappresentante di una società di formazione aziendale. Le vittime delle truffa, tutte intercettate tramite web, pagavano dai 100 euro in su dei corsi di formazione su come guadagnare con i Bitcoin, ai quali era abbinata anche la cessione del Onecoin, un clone del Bitcoin. I promotori della truffa, secondo la tesi accusatoria della Procura della Repubblica, spacciavano gli Onecoin come nuovi Bitcoin capaci di realizzare molto presto guadagni fortissimi. In pratica le vittime della truffa, raggirate dalla promosse del rally dei Onecoin, si ritrovavano a pagare semplicemente dei corsi di formazione. 

Questa la base della truffa ossia il primo step. Gli inquirenti hanno dimostrato che il raggiro si autoriproduceva come una catena di Sant'Antonio. In pratica chi era già vittima veniva indottrinato a cercare altri clienti per i corsi di formazione che, a loro volta, aderivano entusiasti e compravano il loro corso, attratti dal miraggio dei guadagni straordinari che lo Onecoin sarebbe stato in grado di dare. Questa perfetta Catena di Sant'Antonio in cui, fatta eccezione per la cerchia dei promotori, ognuno era vittima e carnefice al tempo stesso è stata interrotta  dagli inquirenti.

La stessa Procura che segue le indagini e la Guardia di Finanza hanno invitato gli investitori, o gli aspiranti tali, a mantenere alta l'attenzione poichè le truffe sono sempre frequenti quanto il BTCUSD è in fase rialzista. 

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