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EUR/USD, le previsioni per dicembre 2020

Il cambio tra euro e dollaro americano a dicembre è stato segnato da due grandi elementi: una forte spinta rialzista dell'euro e un'altrettanto forte resistenza alla soglia psicologica di 1.20. Per tutto il mese abbiamo visto la coppia rimbalzare intorno a questo livello, con i trader spaccati tra chi pensa che verrà oltrepassata e chi crede nella tenuta della resistenza.

Al momento sembra che il cambio, però, sia più influenzato dai fondamentali che dalle notizie di giornata e dall'analisi tecnica. Per questo ci concentreremo sugli elementi che stanno influenzando il valore del pair, sulle politiche economiche delle banche centrali e da questo ricaveremo le nostre previsioni per dicembre.

La FED prosegue con le politiche espansive

A parità di altri fattori, stampare più moneta produce inflazione. L'inflazione riduce il potere di acquisto di una valuta, che dunque perde valore rispetto alle altre. Questa semplice, tradizionale legge dell'economia sta influenzando parecchio il cambio EUR/USD. 

La Federal Reserve ha reagito con molta più forza alla crisi finanziaria dovuta al coronavirus. Tanto per cominciare, a differenza della BCE poteva ridurre i tassi di interesse (e lo ha fatto). Il tasso sui depositi è allo 0,1%, estremamente basso anche se non ancora negativo.

Il target è ancora più basso: molto probabilmente arriveremo a vedere un tasso nullo nei prossimi mesi. Le minute degli incontri della Federal Reserve, in questi giorni, ci suggeriscono il continuamento della politica espansiva.

Non è l'unica notizia importante che arriva dalla Fed nelle ultime settimane; tanti annunci hanno portato al crescente rialzo dell'euro:

  • L'annuncio dell'imminenza di un nuovo pacchetto di stimoli all'economia
  • L'aumento importante del portafoglio di Fannie Mae e Freddie Mac
  • Il nuovo target di inflazione, più alto rispetto agli anni precedenti

La Federal Reserve sta facendo il suo ruolo. In una crisi come questa, la prima cosa da fare è garantire il merito creditizio delle imprese e delle famiglie; per questo motivo, stampare moneta e acquistare titoli su grande scala è fondamentale. Per il momento le politiche sembrano molto simili a quelle che, a cavallo tra il 2009 e il 2010, hanno portato all'uscita dall'ultima grande recessione.

La BCE rimane senza leve e le banche prestano di meno

In ultima analisi, la differenza tra una recessione e una depressione è la capacità della banca centrale di rispondere con il taglio dei tassi di interesse. Una possibilità che la Fed ha avuto, mentre la BCE no. Per questo, al momento, l'unica speranza europea è quella di stampare denaro e comprare titoli (inclusi bond governativi) per lasciare alle spalle il periodo difficile.

In questo grande schema delle cose, il punto nodale è l'affidabilità creditizia dei debitori. La banca centrale può stampare denaro, ma questo entra nell'economia quando le banche private lo prestano ai loro clienti. Dal grafico in basso, pubblicato dalla stessa BCE, emerge che soltanto in Italia e in Francia gli ultimi mesi sono stati segnati da un sostenuto livello di prestiti alle imprese.

andamento dei prestiti alle imprese nell'eurozona

Quando le banche prestano di meno, macroeconomicamente parlando, si creano dei problemi. Problemi amplificati in uno stato di recessione.

Semplificando la macchina economica, il credito verso le imprese è essenziale per permettere a queste di fare investimenti. Investimenti che si traducono in produttività, impiego, salari e aumento dell'affidabilità creditizia. L'aumento dell'affidabilità creditizia innesca nuovi prestiti, nuovi investimenti e così via.

In questo momento la Banca Centrale Europea sta in gran parte saltando l'intermediazione delle banche private. Il piano per l'uscita dalla crisi prevede soprattutto aiuti diretti alle imprese, incluso l'acquisto di obbligazioni. Christine Lagarde ha già specificato che il ritorno sui bond acquistati non è importante, lasciando intendere che questi soldi sono essenzialmente a fondo perduto.

Soglia 1.20, si può superare nel medio termine?

L'ultima volta che il cambio EUR/USD ha toccato quota 1.20 era il 2017, non troppo tempo fa. Da quel momento, come sempre, il pair ha oscillato tra questo valore massimo e la soglia a ribasso di 1.04. 

Difficile dire se ci sia abbastanza slancio, specialmente se ci sia abbastanza slancio per mantenere il cambio al di sopra di questo livello per più di brevi periodi. Sicuramente in questo momento l'analisi fondamentale gioca a favore del continuo rialzo del pair: mentre la Fed stampa moneta e fa cavalcare l'inflazione, in Europa si tenta il possibile ma il potere d'acquisto della valuta rimane alto.

Qui bisogna capire cosa sceglieranno di fare le banche centrali. Anche se siamo in un regime di cambi variabili, le banche centrali cercano sempre di mantenere i cambi principali all'interno di un certo range di tassi. Per il momento non sembra che le istituzioni siano ancora intervenute, dunque è lecito aspettarsi che lo faranno nei prossimi mesi.

Per dicembre è probabile che continueremo a vedere il dollaro perdere valore rispetto all'euro, così come probabilmente accadrà la stessa cosa nei primi mesi del 2021.

Pronti alla conversione dei dollari?

Il cambio tra due valute è molto influenzato dalle Borse e dall'andamento dei titoli di Stato. La regola generale è questa:

  • Chi acquista titoli stranieri, implicitamente, sta convertendo la sua valuta nazionale nella valuta locale per comprare quei titoli;
  • Chi vende titoli stranieri sta riconvertendo, implicitamente, la valuta locale nella sua valuta nazionale.

Quando un investitore compra la valuta A vendendo la valuta B, sta facendo aumentare il valore di A e diminuire il valore di B. Mettiamo insieme queste informazioni e vediamo dove ci conducono.

Negli scorsi mesi i mercati si sono rifugiati sul dollaro americano e sui titoli delle Borse USA. Lo abbiamo visto bene durante la prima ondata, con i tassi di interesse sui bond americani che scendevano a picco nel bel mezzo di una pandemia. Ora, però, sembra che i mercati siano pronti a fare il contrario.

I tassi di interesse dei bond americani stanno gradualmente riprendendo quota, indice del fatto che gli investitori li stanno vendendo. Anche i mercati europei e quelli asiatici stanno riconquistando il terreno perso negli scorsi mesi, mentre gli investitori abbandonano gradualmente le azioni tech che sono decollate durante il lockdown.

La vendita di asset americani potrebbe ulteriormente far deprezzare la valuta. Stiamo assistendo a un graduale calo dei rendimenti dei titoli di Stato europei, dunque questo trend sembra già in atto.

In conclusione, è molto probabile che a dicembre 2020 continueremo a vedere il cambio EUR/USD salire verso l'alto. Se vuoi conoscere le nostre operazioni in tempo reale, anche per replicarle sul tuo account di trading, puoi seguirci da vicino accedendo alla nostra sala riservata.

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